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Trabocco Punta turchino
Tipico esempio di costruzione per la pesca, situato in località Portelle in corrispondenza di una piccola sporgenza della costa denominata promontorio di Capo Turchino. Interamente realizzato su palificate in legno senza fondazioni ma fissata in equilibrio, a volte con strallo di cavi e con fissaggio di pali alla roccia, si articola in un percorso su tavole di legno (molte delle quali ormai assenti) che da riva porta al casotto di pesca e alla piattaforma dalla quale, attraverso un complesso sistema di tiranti e bilancieri, era possibile immergere e ritirare le reti da pesca. Si conserva non più integro a causa della deteriorabilità dei materiali che lo compongono.Trabocco a punta di "Turchinije" (descritto da d'Annunzio nel trionfo della morte)
Costruito per Pietro D'Orazio (''Zi Pitrucce lu cafunette" o "Carrafone") e Luigi Di Cintio "Turchinije", l'uomo del trabocco del Trionfo della morte, da "Ii Scirucche" Domenico (1838), Bemardo (1851) e Agostino (1846) nel 1871. "Turchinije" ("here nere accom'è nu' turche") e "Carrafone" erano cognati. Pietro D'Orazio non ha figli e il trabocco rimane ai figlì di Luigi Di Cintio: Nicola Di Cintio (''Colucce di Turchinije", 1859-1934) e Florindo Di Cìntio (''Fijurinde di Turchinije", 1875, 1963), il ragazzo del trabocco di D'Annunzio. Dai due fratelli passa al figlio di Nicola: Paolo ElÃodoro Aurelio Zoe ("Pauline di Turchinije", 1906-1993) e al figlio di Florindo: Luigi (''Luigge di Turchinije", 1906-vivente). Luigi cede tutto al cugino Paolo.
Demolito da una mareggiata viene ricostruito da Paolo, da Cesare Annecchini e Rocco Verì di "Scirocco". La famiglia Di Cintio lo cede al Comune di S. Vito all'inizio degli anni Ottanta, perché provveda al suo mantenimento. Nel 1985 l'allora Sindaco non ha voluto darlo in gestione né al club nautico "Marina di Gualdo'' né alla Pro Loco. E in gestione di Franco Cicchetti "Franghine", (1952 - vivente).
Demolito da una mareggiata viene ricostruito da Paolo, da Cesare Annecchini e Rocco Verì di "Scirocco". La famiglia Di Cintio lo cede al Comune di S. Vito all'inizio degli anni Ottanta, perché provveda al suo mantenimento. Nel 1985 l'allora Sindaco non ha voluto darlo in gestione né al club nautico "Marina di Gualdo'' né alla Pro Loco. E in gestione di Franco Cicchetti "Franghine", (1952 - vivente).
IL TRABOCCO Di TURCHINIJE, TURCHINIJE E D'ANNUNZIO NEL "TRIONFO DELLA MORTE" 1889-1894
D'Annunzio nel luglio del 1889, ospite di Francesco Paolo Michetti a Francavilla, non sopportava e gli riusciva odiosa e intollerabile l'assenza di Barbara Fraternali Leoni e soffriva per non averla con sè.
Francesco Paolo Michetti sistemò in pochi giorni la faccenda, prese in affitto l'eremo rustico sul promontorio Adriatico per le intimità dei due.
" ... Trovò l'eremo a San Vito, nel paese delle ginestre, su l'Adriatico. Trovò l'Eremo ideale: una casa costruita in un pianoro, a mezzo del colle, tra gli aranci e gli olivi, affacciata su una piccola baia che chiudevano due promontorii..."
... La casa non ad altro serviva che ad albergare forestieri nella stagione dei bagni, secondo l'industria comune nel contado di San Vito, lungo la costa. Distava circa due miglia dal borgo, all'estremo confine d'una contrada detta delle Portelle, in una solitudine raccolta e benigna come un grembo. Ciascuno dei due promontorii era traforato; e si scorgevano dalla casa le aperture delle due gallerie. La strada ferrata correva dall'una all'altra, in prossimìtà del lido, per una lunghezza di cinque o seicento metri, in linea retta. Dall'estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un Trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile a un ragno colossale..."
Tratto dal libro "Trabocchi, traboccanti e briganti" di Pietro Cupido
D'Annunzio nel luglio del 1889, ospite di Francesco Paolo Michetti a Francavilla, non sopportava e gli riusciva odiosa e intollerabile l'assenza di Barbara Fraternali Leoni e soffriva per non averla con sè.
Francesco Paolo Michetti sistemò in pochi giorni la faccenda, prese in affitto l'eremo rustico sul promontorio Adriatico per le intimità dei due.
" ... Trovò l'eremo a San Vito, nel paese delle ginestre, su l'Adriatico. Trovò l'Eremo ideale: una casa costruita in un pianoro, a mezzo del colle, tra gli aranci e gli olivi, affacciata su una piccola baia che chiudevano due promontorii..."
... La casa non ad altro serviva che ad albergare forestieri nella stagione dei bagni, secondo l'industria comune nel contado di San Vito, lungo la costa. Distava circa due miglia dal borgo, all'estremo confine d'una contrada detta delle Portelle, in una solitudine raccolta e benigna come un grembo. Ciascuno dei due promontorii era traforato; e si scorgevano dalla casa le aperture delle due gallerie. La strada ferrata correva dall'una all'altra, in prossimìtà del lido, per una lunghezza di cinque o seicento metri, in linea retta. Dall'estrema punta del promontorio destro, sopra un gruppo di scogli, si protendeva un Trabocco, una strana macchina da pesca, tutta composta di tavole e travi, simile a un ragno colossale..."
Tratto dal libro "Trabocchi, traboccanti e briganti" di Pietro Cupido



















