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Porto di San Vito o Porto di Gualdo?

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Cartina darsena internaLa presenza del termine "gualdum", in longobardico "wald" che significa "selva" "bosco", ci porterebbe a pensare, così come descritto dallo storico Domenico Romanelli, più che ad un approdo marino ad una darsena interna (Fig. 1) ma comunque non molto distante dalla foce del Feltrino, eccone la descrizione: "... costì l'acqua del mare penetrava assai dentro della cupa e lunga vallata, che congiunta alle acque scorrenti, ed opposte del fiume, formava un bacino ed un sicuro ricettacolo delle navi da carico, che vi approdavano.
Lunghe mura dall'una e dall'altra parte servivano di sostegno al terreno, ed a' colletti vicini, che non rovinassero, ne impedivano il rincalzamento, e davano al porto una certa forma di leggiadria. Per ingiuria de' tempi, e molto più per incuria dei soprastanti, si ruppero le mura, che ne chiudevano la circonferenza, e non usandosi la tanto necessaria avvertenza di ripulirlo specialmente nel canale di comunicazione, dove l'acqua ingorgava, dalla gran copia di arena, e di sassi là gettata dalle furie dell'Adriatico, il porto si chiuse e restò abbandonato".

Nel 571 il litorale abruzzese fu occupato dai longobardi non senza violenza e massacri nei confronti delle popolazioni residenti ed in particolare dei latifondisti.
I longobardi fissano le loro "fare" all'interno dei territori occupati, ed in particolare presso i corsi d'acqua, sia per la fertilità del terreno sia per la facilità di comunicazione. Ed ecco sorgere presso la foce del fiume Feltrino la "Fara di Desiderio".(Fig. 2 - 3)
Una situazione analoga è riscontrabile anche presso i corsi d'acqua a nord di San Vito come "Fara Filiorum Petri" sul fiume Foro e "Fara Buderocchi" sul fiume Alento nei pressi di Francavilla. Il porto di San Vito nasce quindi come porto fluviale e specialmente dopo il V secolo viene utilizzato per il traffico marittimo sia con la sponda orientale dell'adriatico sia con l'oriente.
Rispetto ad un traffico terrestre fatto con carri quello marino era sicuramente più economico e rapido ma non sempre effettuabile soprattutto nei periodi di guerra.
Era preferibile servirsi di porti fluviali anche per la presenza dei magazzini di stoccaggio e per il cabotaggio lungo le coste cosa che doveva attrarre molto l'attenzione dei possidenti locali.

Fara di Desiderio
Dal diploma di Enrico III del 1047 il porto situato presso il fiume Feltrino viene citato nello stesso documento con due nomi differenti: "portus Gualdi" e "portus Sancti Viti".
Le possibili origini del primo sono già state sufficientemente spiegate sopra; per quanto concerne invece la seconda denominazione, deriva senz'altro dall'appellativo della chiesa, detta appunto "di San Vito", posta anch'essa nelle vicinanze del già menzionato torrente. (Fig. 2 - 3)
Non è pertanto inverosimile ipotizzare che per un certo periodo il porto venisse identificato indistintamente con entrambi i termini e che solo successivamente la dicitura di portus Sancti Viti, (porto di San Vito) che perdura peraltro fino ai nostri giorni nella sua forma italianizzata, abbia soppiantato quella di portus Gualdi (porto di Gualdo).